sabato 27 ottobre 2012

Italia 1871

"Voi sapete senza dubbio che in Italia... il popolo, tanto nelle campagne che nelle città, si trova in una situazione assolutamente rivoluzionaria, cioè economicamente disperata, e le masse incominciano ad organizzarsi molto seriamente giacché i loro bisogni incominciano a diventare idee. Quello che finora era mancato all'Italia non erano gli istinti, ma precisamente l'organizzazione e l'idea. L'una e l'altra si vanno costituendo in modo che l'Italia, dopo la Spagna e con la Spagna, è in questo momento il paese più rivoluzionario. Vi è in Italia ciò che manca agli altri paesi, una gioventù ardente, volitiva, completamente spostata, senza carriera, senza sbocco, e che, malgrado la sua origine borghese, non è esaurita moralmente ed intellettualmente come la gioventù borghese degli altri paesi"

Così scriveva Bakunin il 5 aprile 1871. La descrizione del fermento rivoluzionario che cresceva "tanto nelle campagne che nelle città" era in realtà volutamente ingigantita dall'astuto agitatore russo, che puntava al doppio bluff: far "credere agli amici italiani che in Ispagna l'Alleanza fosse straordinariamente diffusa; e in Ispagna, giacché dava a credere agli spagnoli che nel nostro paese l'Alleanza fosse fortissima e la rivoluzione imminente. Le parole dell'anarchico, tuttavia, sembrano fondate sui fatti, come dimostrerebbero i numerosi "ragguagli allarmanti" della polizia, e il coraggio di una società operaia di Palermo, che in una pubblica assemblea votò la radiazione del principe Umberto da socio onorario (decisione "assai grave se si pensa alla assoluta intangibilità del prestigio monarchico in quei tempi").

Dopo 140 anni la promettente gioventù osservata Bakunin è ancora qui, pronta a cimentarsi con le sfide del tempo, sempre spostata e volitiva, sempre senza carriera e senza sbocco.


E che ardore!

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