giovedì 8 novembre 2012

Alba pratalia, albula sciovia

La nostra cultura riconosce onninamente alla lettura la funzione di elevazione morale di e accrescimento spirituale intellettivo. Tali proprietà taumaturgiche sono attribuite all’azione stessa di leggere, cui è riconosciuto un valore autonomo e indipendente rispetto ai contenuti che con essa si esperiscono.  La bizzarra forma di progresso raggiunta dalla civiltà della lettura dopo tremila anni di parole scritte, e cinquecento di carta stampata, non deve scoraggiare l’homo scribens scribens dal seguire il solco tracciato dai patres: sebbene egli scriva con regolarità dalla fine del Medioevo Ellenico, i bianchi prati arati dal suo nero seme sono stati per lo più pergamene e pagine di libri. Impressionante e inesplorata è invece la prateria di letture alternative al mainstream della carta stampata: non solo libri dovremmo leggere, ma mani, contatori di acqua, luce e gas, fondi di caffè e persino quello spazio intermedio tra le righe, per citare alcuni esempi. Tuttavia, una lettura alternativa in cui meglio esperire il sostanziarsi della materia umana è sicuramente il Regolamento del decentramento amministrativo del Comune di Roma.  Il documento, che incardina le basi del vivere civile per tre milioni di persone, è la perfetta espressione del principio di sussidiarietà, in base al quale le attività amministrative devono essere svolte preferibilmente dall’ente territoriale più vicino ai cittadini. E’ così che all’art. 58, co. 1, lett. i, il Campidoglio delega ai Municipi il potere autorizzativo in materia di “licenze per l’esercizio del mestiere di… portatore alpino e per l’insegnamento dello sci”. Grazie al principio di sussidiarietà così recepito, il cittadino del Municipio I che volesse improvvisare una scuola di scii lungo i fianchi innevati del Gianicolo, deve semplicemente recarsi in via Petroselli anziché affrontare la lunga scalinata capitolina. Tenetelo a mente, in caso di glaciazione. O il prossimo inverno, in caso di Alemanno.


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